“Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.” Italo Calvino

Savignano s/P - 4 Giugno - Siamo alla frutta - Il video della serata


La serata e' stata un ottimo momento di discussione del tema pesticidi. 
Un pubblico attento e curioso. 
Ecco qui il video.
Il Presidente 
Roberto Monfredini



Savignano s/P - 4 Giugno Comunicato Stampa




Con il patrocinio  del Comune di Savignano martedì 4 Giugno  ore 20,30 ,al teatro La Venere di Savignano verrà presentato il film documentario  del giornalista Andrea Tomasi : Pesticidi siamo alla frutta, un reportage sull’utilizzo scellerato dei pesticidi nell’ambiente. italiano. Il film che sta girando in questi mesi in moltissime sale italiane approda ora , con il contributo di AIF Ambientinforma e Medicina Democratica anche in Provincia di Modena.
La presenza della dott.ssa Patrizia Gentilini permetterà successivamente di approfondire gli aspetti sanitari relativi all’utilizzo di queste molecole ed ai danni che procurano anche sulle generazioni future                       ( epigenetica)
Al fine di non fornire una sola informazione negativa abbiamo invitato la cooperativa ARVAIA di Bologna che con 47 ettari e 500 soci è diventata un punto di riferimento intelligente per coltivare in sicurezza senza pesticidi offrendo un prodotto sicuro autogestito , con un modello che ora viene copiato in varie Regioni Italiane e confidiamo  che la serata possa essere lo stimolo anche nel nostro territorio per ripetere questa esperienza che ci verrà proposta da Alberto Veronesi.

Il presidente di AIF
Monfredini Roberto
31 Maggio 2019

Medicina Democratica - Rivista Web Aprile 2019 - RIFIUTI da INCENERITORI UTILIZZATI COME SOTTOFONDI STRADALI ? di Roberto Monfredini

La Regione Carabinieri Forestale Veneto , gruppo di Rovigo il giorno 28 Aprile 2017 informa il Comune di Castelvetro di Modena che 8.500 tonnellate di conglomerato, sono presenti nel suo territorio invitando il Comune “a procedere ad eventuali ulteriori verifiche e/o controlli amministrativi di propria competenza, finalizzati a conoscere la natura del materiale utilizzato … e la reale destinazione d’uso dello stesso”.
L’organismo investigavo insieme alla DDA ,informa i Comuni, l’indagine in corso ha portato a ritenere che nel sottosuolo di aree pubbliche o private si potrebbero celare rifiuti e non MPS (Materie prime seconde) nocive per la salute e l’ambiente dalle analisi in loro possesso. Allegano l’elenco di tutti i Comun ed i siti nei quali è intercorso il rapporto economico tra la ditta oggetto di indagine e il destinatario nel Comune, o il luogo di transizione.
Dalla relazione della Procura emerge che i rifiuti in gran parte possono essere riferibili alle scorie pesanti da impianti di incenerimento (un impianto di incenerimento produce intorno al 25 % in peso di residui solidi – scorie e ceneri – rispetto a quanto viene avviato a combustione). Tenuto dell’elevato numero di inceneritori e quindi di rifiuti a combustione, si tratta di quantità elevate anche nella sola Emilia Romagna come ricorda il report Arpae del 2016 di cui si riporta un estratto.


La normativa permette, in casi definiti, la possibilità di recupero di tali residui (se non pericolosi) nel
settore edile (a partire dalla produzione del cemento) come nella formazione di massicciate stradali e
ferroviarie e, in genere, di sottofondi.
Nel caso delle indagini della DDA è emerso che i residui utilizzati non erano utilizzabili per gli impieghi svolti per superamento degli indici di rilascio per cloruri, rame, piombo, nichel, cromo esavalente e COD, quei rifiuti non potevano essere recuperati. Tali indagini erano relative a un intervento svolto in comune di Rovigo da parte di una impresa (Tavellin Greenline Line) che produce
conglomerato cementizio partendo da residui trattati dal Consorzio Cerea (in comune di Cerea - VR),
società collegata con la prima e partecipata dal Comune ove ha sede.
Le imprese interessate hanno effettuato ulteriori analisi e sostengono che si è trattato di un caso anomalo dovuto a una ritardata solidificazione del prodotto. Una tale condizione fa però sospettare che il prodotto trattato non sia conforme (test di cessione) prima che sia inglobato in una matrice cementizia come svolge la impresa utilizzatrice che si trova quindi a completare quella che è un trattamento di rifiuti e non una semplice miscelazione di leganti per produrre una specifica tipologia di cemento.
La stessa ARPAe, in una nota del 14 marzo 2019 (l’udienza preliminare sui fatti oggetto di indagine si è svolta il 20 Marzo 2019) afferma che nei monitoraggi sulle falde interessate non sono emerse contaminazioni da metalli pesanti, tranquillizzando sugli effetti per la salute dei cittadini, sulla base di questi dati, scandalosamente, la Regione Emilia Romagna ha deciso di non costituirsi parte civile al processo per essendo ben 52 i comuni interessati che possono aver subito tali pratiche illecite e inquinanti sottoposte a procedimento, sulla base di una consulenza legale che, in sostanza, ritiene vi siano poche possibilità di effettivo riconoscimento delle responsabilità al di là del caso specifico in provincia di Rovigo.
Una posizione “pilatesca”, così motivata, rispetto ai risultati di una indagine così articolata lascia stupiti in quanto la stessa DDA non afferma la presenza di immediati pericoli per la salute pubblica, ma il profitto illecito sulla gestone di rifiuti fatti passare per materie prime seconde (differenza : 17 euro/mc contro 257 euro/mc rispetto a “conglomerati ecologici certificati”) con prezzi ridotti del 90%. Logicamente la posa di un rifiuto nel sottofondo stradale può recare danni all’ambiente e quindi
alla salute in relazione alle modalità di uso alla concentrazione degli inquinanti, alla presenza di falde, o corridoi ecologici e di altri recettori sensibili.
Una situazione analoga, con un approfondimento di indagine molto più esteso e complesso, si è verificata lungo il tracciato della autostrada Valdastico Sud ove Medicina Democratica è intervenuta come persona offesa (con un esposto che ha attivato le indagini) quindi ha partecipato con propri tecnici nell’incidente probatorio ed è parte civile nel processo. Per non dire del caso più noto della Bre.Be.Mi., situazioni raccontate nel numero della rivista cartacea 233-234 https://www.medicinademocratica.org/wp/?p=6400 .
Anche in quella situazione (in un secondo e in terzo spezzone dell’indagine per la Valdastico) è coinvolto il Consorzio Cerea Viceversa l’accusa parla che“ al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, con più operazioni e mediante l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, gestivano abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti tossici, con elevati valori di pH (H8 “corrosivo”), miscelando o comunque trattando, in modo improprio, materiale inerte con scarti di lavorazione industriali, contenenti cromo totale, cromo esavalente, fluoruri, nonché cobalto, nichel, piombo, rame, vanadio, stagno e zinco, COD, solfati, cloruri, bario.
Gli imputati presentavano fraudolentemente, anche con l’utilizzo di certificati di analisi effettuati su campioni di sostanze di altra tipologia, i suddetti materiali inquinati come materiali di cantiere, aventi caratteristiche conformi alle prescrizioni del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, parte VI, Titolo V, all. 1 colonna B (“materiale inerte aggregato riciclato In.Ar.Co sabbia 0/80” e “materiale misto cementato Concrete Green 80x”) e li cedevano, quindi, a terzi per la realizzazione di opere edili e/o di riempimento.” (Relazione territoriale sulla Regione Veneto, Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, seduta del 13.06.2016 ).
La contaminazione della falda non è, fortunatamente, all’ordine del giorno in un caso come quello di cui si discorre (in altri caso come quello della Frattina dove fanghi contaminati hanno una altezza di 6 metri, invece sì) pertanto fondare una decisione (di non partecipazione al processo) su dati che non possono, dato il breve tempo trascorso, confermate un interessamento della falda, è strumentale.
Piuttosto l’ente regionale dovrebbe contribuire alla conoscenza della situazione con ulteriori analisi sulla composizione delle scorie, con indagini sulla provenienza e i trattamenti svolti (o mancati) sui rifiuti prima del loro uso improprio nelle massicciate per evitare di confermare quanto indicato dalla Commissione parlamentare ovvero “ tale modo di procedere dell’amministrazione pubblica finisce con il conferire al giudice penale un ruolo di supplenza che non gli spetta e che, in ogni caso, è tardivo e sicuramente inefficace perché interviene quando un reato è già stato commesso e, generalmente, un danno si è già verificato. Si tratta di un danno la cui eliminazione è molto difficile, se non addirittura impossibile, pena il rifacimento totale dell’opera pubblica.”
Anche la scelta della stessa Regione ER di non costituirsi parte civile al processo con una vastità di Comuni interessati simile, lascia aperte molte interpretazioni che si chiariranno certamente con l’avvio processuale. Leggendo dalla stampa certamente esiste una netta presa di posizione dei Comuni Romagnoli rispetto al territorio ove solo tre Comuni non si sono costituiti parte civile (Modena si è costituito).

Chi scrive, partendo dall’evento qui riassunto, ha verificato l’utilizzo di ingenti quantità di rifiuti anche nel comune di Castelvetro, tra questi l’utilizzo di conglomerato bituminoso (CER 170302) per la realizzazione di sottofondi in opere di urbanizzazione primaria. I nostri dubbi, segnalati alla Procura di Venezia, riguardano sia l’effettivo utilizzo di rifiuti “conformi” (corrispondenti a quelli autorizzati e nel rispetto dei test di cessione) come l’impiego anche in zone soggette a protezione per la vicinanza di punti di prelievo dell’acquedotto, nonostante l’esplicito divieto della Provincia.
Contiamo che anche questi aspetti siano oggetto di accurate indagini.
Roberto Monfredini ,  Modena

Modena 16 maggio - Scuola ambasciatrice

11-13 "Gli studenti del Selmi e L' Unione Europea"  e quiz interattivo a cura dei Junior Ambassadors (classe 4 N). 
Roberto Monfredini Presidente Aif Ambientinforma


Castelnuovo Rangone - Perché non si rispettano le leggi dello stato Italiano sul 5g

La serata del 16 Aprile all’incontro sulla nuova tecnologia 5G promossa da AIF ambientinforma, insieme a Medicina Democratica , ISDE , Legambiente, RIMSA  , è stata un momento importante di vera informazione in merito ad una nuova tecnologia che nei prossimi anni ci vedrà coinvolti tutti ( ora 5 città in Italia) dato l’elevato interesse delle multinazionali delle radiofrequenze e la quasi certa sudditanza della politica in materia.



Relatore della serata il dott. Andrea Vornoli , ricercatore presso l’Istituto Ramazzini di Bologna, centro nel quale da decenni si verificano gli impatti negativi sulla salute dell’uomo di svariati composti od elementi, amianto , metalli, pesticidi , etccc
Un milione di antenne per km quadrato, questa la cappa di frequenze nella quale ci troveremo avvolti , una scatola di trasmissione ogni 100 metri, insieme ai risultati concomitanti e sovrapponibili sui ratti in laboratorio, degli studi effettuati in USA e al Ramazzini su determinate cellule con esposizione per 3 anni al 2G, risultati che sono stati portati in Parlamento dal Ramazzini stesso pochi mesi fa in Commissione insieme a Legambiente e ISDE medici per l’ambiente nell’audizione della Commissione ad oc



Il PRINCIPIO DI PRECAUZIONE e il Consiglio di Stato
Sentenza del Consiglio di Stato n. 2495 del 2015
“L’applicazione del principio di precauzione comporta dunque che, ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da una attività potenzialmente pericolosa, l’azione dei pubblici poteri debba tradursi in prevenzione anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenze scientifiche, anche nei casi in cui i danni siano poco conosciuti o solo potenziali
Come noto, il richiamato principio di precauzione fa obbligo alle Autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire i rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l'ambiente, ponendo una tutela anticipata rispetto alla fase dell'applicazione delle migliori tecniche proprie del principio di prevenzione”.

Siamo ormai abituati purtroppo a scrivere leggi o a delegare al Consiglio di Stato di scriverle per poi non tenerne conto, forse in questo caso sarebbe opportuno che le leggi fossero utilizzate per tutelare la salute fino in fondo , senza creare nessun allarme,  visto anche che molte regioni in UE stanno fermando la sperimentazione del 5g, Bruxelles compresa, in quanto viene violato il principio che riporto del consiglio di Stato e anche l’art 191 del Trattato UE
Utile sarebbe accogliere il grido di allarme lanciato dal Presidente del Comitato Scientifico  di ISDE  dott. Agostino di Ciaula che rivolgendosi al Presidente del consiglio con una lettera accorata così concludeva:
Un minimo di prudenza sarebbe stato opportuno. Sarebbe stato opportuno che la somministrazione senza consenso informato del 5G fosse stata preceduta da un coinvolgimento concreto degli enti deputati alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Ministero dell’Ambiente, ISPRA/ARPA), dalla previsione di adeguati protocolli di monitoraggio, da una valutazione di rischio che tenga in adeguata considerazione le evidenze scientifiche disponibili, da una revisione in senso più cautelativo della inefficace normativa vigente e dall’adozione di tutte le misure utili a ridurre l’esposizione soprattutto dei soggetti più vulnerabili. A chi mi accuserà di allarmismo chiedo cosa sia peggio: essere allarmisti semplicemente perché si propone prudenza sulla base delle evidenze scientifiche disponibili o essere incoscienti e sottostimarle o addirittura ignorarle completamente in attesa di possibili danni misurabili solo a posteriori ? Le lezioni del passato sono importanti e non imparare dagli errori commessi è un lusso che non possiamo più permetterci.
Dott. Agostino Di Ciaula
Presidente Comitato Scientifico ISDE Italia (medici per l’ambiente)


Roberto Monfredini 
Presidente AIF Ambientinforma

Modena - ROGO RIFIUTI, PICCO DI DIOSSINE TRE VOLTE SOPRA LA NORMA

Tratto da TV Modena QUI

Il picco di diossine e furani registrato nelle 18 ore immediatamente successive all'incendio di via Caruso è stato di oltre tre volte superiore a quello normalmente preso di riferimento. Abbiamo sentito il parere dell’oncologa di ISDE, molto attiva nella divulgazione, Patrizia Gentilini
Il maxi rogo che domenica ha visto bruciare circa 200 tonnellate di rifiuti ha fatto registrare un picco di diossine e furani pari a 511 femtogrammi per metro cubo, cifra di oltre tre volte superiore al valore normalmente preso di riferimento, pari a 150 femtogrammi. Ora le analisi sul rogo si concentreranno sui campioni di terreno vicini alla sede di Herambiente al fine di verificare l’eventuale presenza di sostanze tossiche ricadute sul suolo e in grado, come dice l’oncologa Patrizia Gentilini, di entrare nella nostra catena alimentare. La dottoressa di ISDE, l’associazione Medici per l’Ambiente, leggendo il bollettino di Arpae ha tuttavia notato come manchino i risultati relativi ad altre sostanze tossiche.
Nel link in alto il video l'intervista a Patrizia Gentilini, Oncologo della giunta esecutiva associazione Medici per l’Ambiente


Medicina Democratica - Rivista Web Gennaio 2019 - Pag 15 - EMILIANA ROTTAMI di Roberto Monfredini

EMILIANA ROTTAMI (San Cesario – Reggio Emilia) AD UNA SVOLTA: LʼAPPORTO DI MEDICINA DEMOCRATICA E DI ISDE
Sta volgendo al termine una lunga e snervante battaglia tra cittadini, proprietà, istituzioni , associazioni, durata oltre 30 anni, nella quale il territorio è stato ritenuto il bidone dei rifiuti, in questo caso il vetro , ed i timbri e le autorizzazioni o le micro sanzioni erano il pass per continuare a ritenere che tale deposito di vetro fosse non una DISCARICA ,ma un centro trattamento per materie prime seconde atte al recupero.
Si sono occupati tutti i media nazionali e locali per anni di questa situazione nella quale i cittadini prossimi allo stabilimento lamentavano bruciori e gonfiori ad occhi e vie respiratorie, forme asmatiche e sintomi che difficilmente si sarebbe potuto attribuire con correlazione certa allʼimpianto in questione.
Negli ultimi due anni sia la conferenza dei Servizi che le relazioni ARPA e AUSL ad essa collegata hanno dimostrato la presenza di valori elevatissimi mediante aspirazione per giorni di particelle di polvere di vetro ( 24.000 particelle per mc) nelle aree circostanti e lʼAUSL ha confermato che potevano sussistere problematiche relative alla salute delle persone.
Questi pareri, certamente hanno giocato un ruolo determinante nella ultima AIA emessa nei confronti della ditta con vincoli restrittivi quali la integrale copertura dei cumuli di vetro macinato visibili anche dalla autostrada A1. Una vicenda assurda che getta fango sulle attività finalizzate a riciclare quanto raccolto in modo differenziato dai cittadini : nellʼarco degli ultimi cinque anni i quantitativi di vetro in giacenza presso lo stabilimento di via Bonvino sono aumentati di circa il 50% passando da 80.840 tonnellate a 123.498 tonnellate.
Presso lo stabilimento di via Verdi, Arpae ha più volte richiesto la riduzione dei cumuli di rifiuti vetrosi trattati ma senza risultati visibili e nonostante il palese mancato rispetto delle norme sia sui tempi di stoccaggio che sulla prevenzione di emissioni diffuse dai sistemi di deposito (semplici cumuli sempre più alti allʼaperto).
Non irrilevante è stato certamente lʼapporto che Medicina Democratica ha dato nella realizzazione della serata informativa del 10 Ottobre 2016, centrato sull ʼaspetto della Salute e che senza creare allarmismi con medici qualificati anche di ISDE, si è affrontato lʼaspetto delle polveri di vetro nellʼalbero respiratorio e le conseguenze sulla salute.
Riporto il comunicato successivo a tale incontro:
Tanta gente e tanta rabbia. Se qualcuno pensa che i cittadini di San Cesario siano rassegnati a respirare polvere di vetro, si sbaglia. Questo è quanto emerso ieri sera, nella serata organizzata dallʼAssociazione “Ambientinforma”, che ringraziamo, per informare sulle possibili conseguenze per la salute pubblica, dopo che le ultime analisi di Arpa hanno rilevato in centro abitato la presenza di polveri di vetro inalabili e respirabili. I cittadini non possono accettare che, in tanti anni, non siano stati presi provvedimenti efficaci nei confronti della ditta Emiliana Rottami, che anzi, recentemente,
è stata autorizzata fino al 2031. Ben poco è stato fatto sul fronte della prevenzione, come
rimarcato dagli stessi relatori, Prof.ssa Borella dell ʼUniversità di Modena, Prof. Morandi, primario di chirurgia toracica al Policlinico di Modena e Dott. Miserotti, dellʼAssociazione Medici per lʼAmbiente.
Respirare polveri di vetro fa male. Non stiamo parlando di polveri che con un colpo di tosse vanno via, quelle rilevate in paese entrano nei polmoni e possono andare in circolo raggiungendo altri organi. LʼUSL lo ripete da anni, gli stessi relatori ieri sera lʼhanno ribadito più volte, le polveri di vetro sono inalabili e respirabili, i rischi per la salute pubblica, in particolare per i soggetti più sensibili quali bambini e anziani, non possono essere esclusi. Presente in sala il Sindaco, Gozzoli, contestatissimo ed in evidente difficoltà. Perché dopo quarantʼanni, i cumuli di vetro dello stabilimento di via Verdi sono ancora scoperti? E pensare che sono proprio in fronte ad una zona residenziale, ai campi sportivi frequentati ogni giorno da centinaia di bambini? Cosa respirano questi bambini? Tutto quello che hanno potuto fare i nostri Amministratori è stato unicamente far coprire i cumuli di via Bonvino, con teli raffazzonati, che svolazzano da tutte le parti, come riferito da un residente della zona. La rabbia è tanta, ma i cittadini non mollano e chiedono, al pari dei Relatori e del Presidente di AIF, Roberto Monfredini, lʼadozione di provvedimenti efficaci nei
confronti della ditta, affinchè venga finalmente fatto rispettare il principio di precauzione. Le ordinanze dei nostri Sindaci, fino ad oggi, a cosa sono servite, se cʼè mai stato il coraggio di farle rispettare?
Entro Gennaio 2019 si dovrebbe concludere un iter normativo / amministrativo con scelta del concordato/ fallimento, arrivando al capolinea di una situazione che non era certamente sostenibile, abbandonata persino dal Gestore Rifiuti negli ultimi anni, e che potrebbe mettere la parola fine ad una situazione surreale nella quale quando negli anni passati il vetro in RER veniva recuperato al 90% , Modena aveva valori dal 30 al 50 %. Certamente ora lʼaspetto più importante risiede nella tutela del posto di lavoro o nella sua mobilittà , e di questo vedremo cosa le forze istituzionali e sociali saranno
in grado di mettere in campo, bonificando anche lʼarea che non può certamente restare tale.
Roberto Monfredini - Modena