“Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere.” Italo Calvino

La VIS tra persuasione e partecipazione




Smog e rischi per la salute: nemmeno rispettando i limiti saremmo al sicuro

C’è voluto oltre un mese di continui sforamenti dei limiti per le polveri sottili perché il problema dell’inquinamento atmosferico meritasse le prime pagine dei giornali italiani: ancora una volta però il problema viene affrontato in modo non esaustivo e soprattutto con soluzioni che altro non appaiono altro che “pannicelli caldi” quali quello delle targhe alterne o dello stesso blocco del traffico. Ben pochi – se non il Fatto Quotidiano – ha posto l’attenzione sulla follia dei nuovi inceneritori che si vanno a realizzare o sull’ampliamento di quelli già esistenti, vanificando così tutti gli obiettivi di una corretta gestione dei rifiuti, così pure pochi puntano l’attenzione su una altrettanto folle politica energetica che invece di incentivare l’utilizzo dell’energia solare pensa bene di dare il via libera alle estrazioni petrolifere per terra e per mare.

Ma da un punto di vista strettamente medico vorrei ricordare che anche il rispetto dei limiti di legge non tutela in modo adeguato la salute perché purtroppo per le polveri sottili, come per altri inquinanti, non esistono livelli al di sotto dei quali non si verifichino rischi per la salute, specie per bambini, organismi in accrescimento ed ovviamente per persone anziane o debilitate.

Deludente e preoccupante la sentenza Solvay di Spinetta Marengo

Medicina democratica Movimento di lotta per la salute Sezione provinciale di Alessandria
Comunicato stampa del 14 dicembre:
Deludente e preoccupante la sentenza Solvay di Spinetta Marengo
E’ giustamente collocata fra le tante nel libro “Ambiente Delitto Perfetto”. Cosa potevi aspettarti di più da Alessandria rispetto alla consolidata giustizia in materia ambientale in Italia? Nulla. Nulla di nuovo tra Tanaro e Bormida: confermerebbe Umberto Eco.
La sentenza del processo Solvay di Spinetta Marengo è deludente e preoccupante. Deludente per le parti civili vittime dell’ecocidio che esigeva condanne e risarcimenti severi. Preoccupante per gli abitanti della Fraschetta, consapevoli che soltanto una costosissima bonifica del territorio potrà scongiurare un futuro di indagini epidemiologiche con sempre più morti e malattie. Deludente e preoccupante anche per le innumerevoli comunità italiane che proprio dalla Magistratura di Alessandria attendevano una coraggiosa inversione di tendenza alle sentenze (Eternit, Thyssenkrupp, Bussi, ecc.) che hanno scandalizzato l’universo ecologista e aperto un vasto dibattito sulla Giustizia in materia ambientale per la loro sostanziale impunità tramite la derubricazione dei reati dal pesante dolo alla lieve colpa e le prescrizioni, per non dire delle assoluzioni. Tutte le aspettative, deluse ad Alessandria, ruotavano attorno all’ormai famoso articolo 439 del codice penale che condanna la consapevolezza del delitto contro la collettività, il dolo appunto: “Chiunque avvelena acque destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, è punito con la reclusione non inferiore a…”. Da 10 a 18 anni ha chiesto il Pubblico Ministero per gli 8 imputati. E non un paio di anni, quasi prescritti, come…per aver attraversato con il rosso. Sono infatti almeno 21 le sostanze tossiche e cancerogene prima scaricate di nascosto in falda e poi addirittura omesse di bonifica. Una bonifica che necessiterebbe un risarcimento miliardario.  Gli occhi del mondo penale e ambientalista sono rimasti per 7 anni puntati sul tribunale di Alessandria, 3 anni in Corte di Assise, dove la battaglia in campo dottrinale è stata esaltata dagli enormi interessi economici in gioco, in vista di una sentenza di possibile portata storica in campo giudiziario. In questi 7 anni, invece, gli occhi delle vittime hanno pianto testimoniando in aula e non pochi si sono nel frattempo spenti in attesa di giustizia. Noi, che in tribunale ci siamo battuti più di ogni altro, possiamo dire che oggi i più deboli hanno ottenuto giustizia? Non possiamo. Lo lasciamo dire agli avvocati, come ai politici che alle elezioni vincono tutti. Nell’aula campeggia la fatidica scritta “La legge è uguale per tutti” che altrimenti interpretò Raffaele Guariniello: “Sono stato nella Magistratura per decenni e ho cercato di fare il bene dei più deboli”.
  Medicina democratica Movimento di lotta per la salute Sezione provinciale di Alessandria

Comunicato stampa l15 dicembre
Alcuni articoli giornalistici hanno riportato correttamente il parere del legale di Medicina democratica, Laura Mara, ma trascurato, quando non ignorato, il contemporaneo comunicato stampa della Sezione provinciale di Alessandria che sulla sentenza Solvay esprime considerazioni difformi da quelle dell’avvocato, e che sono quelle che contano per l’Associazione. Ingiusta, deludente e preoccupante sentenza. Opportunamente collocata fra le tante (Eternit,  Thyssenkrupp, Bussi, ecc.) nel nostro libro “Ambiente Delitto Perfetto” a definire che “non esiste giustizia in campo ambientale”, con tanta pace per innumerevoli comunità italiane che proprio dalla Magistratura di Alessandria attendevano una coraggiosa inversione di tendenza ai processi che hanno scandalizzato l’universo ecologista per la loro sostanziale impunità tramite la derubricazione dei reati dal pesante dolo alla lieve colpa e le prescrizioni, per non dire delle assoluzioni. Ad Alessandria, dopo la melina di 7 anni di udienze, contiamo 4 assolti su 8 imputati (38 iniziali). Condanne di 2 anni e 6 mesi invece che di 18, risarcimenti in proporzione ma perfino a chi (Comune, Provincia ecc.) si merita tutt’altro. Bonifica nel libro dei sogni.  La bomba ecologica di Spinetta Marengo equiparata… ad incidente per attraversamento con il rosso. Non dolo cosciente ma involontarietà della colpa.  Facile la prescrizione. I potenti vertici assolti: estranei al disastro ambientale e all’omessa bonifica. I condannati: non ne erano consapevoli... anche se avevano cercato di nasconderne le prove (con i vertici). Le tonnellate di prove provate del PM: carta staccia. Vittime della sentenza: le parti civili morte e ammalate, gli abitanti inquinati del territorio, il mondo ambientalista disarmato. Vittima la Giustizia insomma, che, per essere “uguale per tutti” dovrebbe, per citare Guariniello, cercare di fare il bene per i più deboli.
  Medicina democratica Movimento di lotta per la salute Sezione provinciale di Alessandria.

Intervento del 16 dicembre.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso al (l’ex) responsabile di Medicina Democratica.
Con coerenza di 40 anni di attivismo senza eguali, in merito al processo Solvay Medicina democratica ha scritto tantissimo, sul blog di udienza in udienza e sul libro “Ambiente Delitto Perfetto”, e infine ha criticato pesantemente la sentenza della Corte di Assise di Alessandria. Mi si consenta di aggiungere, credo di meritarlo per la mia lunga storia, una considerazione del tutto personale. Io non ho bisogno di attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per esprimere un giudizio. Tra 90 giorni saranno parole, parole ben articolate per giustificarla. Io conosco invece i fatti, e da almeno 30 anni prima del processo. Fatti che conoscono tutti, anche grazie alle mie denunce ma soprattutto per esperienza, dai lavoratori che lottavano per portare a casa la pelle, ai cittadini di Spinetta Marengo che non hanno bisogno della conferma delle indagini epidemiologiche, ma anche dai giornalisti che non pubblicano le denunce, dai giudici che hanno ignorato le denunce, dagli amministratori pubblici complici degli enormi inquinamenti (e anche concussi secondo Solvay). Fatti e non giochi di parole giudiziari. Fatti che ho meticolosamente elencato nella mia lunga testimonianza al processo. Fatti che nella melina di 7 anni di dibattimenti sono comunque emersi chiaramente come prove dalla mole di documentazioni e intercettazioni prodotte dal Pubblico Ministero: macigni che la sentenza ha affondato. Se penso che il presidente Ausimont-Solvay è stato assolto per non aver commesso il fatto, cioè non conosceva l’avvelenamento della falda benchè mi avesse licenziato proprio per averlo accusato di averla avvelenata… Se penso che pure il successivo presidente Solvay ne era al corrente se non altro tramite una mia lettera pubblicata anche su tutti i giornali… Se penso che gli unici 4 condannati di avvelenamento l’avrebbero comunque procurato involontariamente, per colpa e non per dolo… Se penso ai risarcimenti irrisori per le vittime e agli altri assurdi…  Se ci penso, ebbene, non dovrei dirlo, proprio io che i tribunali (di Milano) più volte dalle rappresaglie mi hanno salvato il posto di lavoro e la vita, ma sono arrivato al punto che non ho più la minima fiducia nella Giustizia. Se penso poi che non ci sarà vera bonifica del territorio della Fraschetta, né dell’acqua né dell’aria, alle malattie e alle morti… Fortunatamente avevo già comunicato al nostro congresso che non sarei più stato dal prossimo anno responsabile della sezione provinciale di Medicina democratica.
Lino Balza

Mottalciata: Da consiglio comunale no secco a progetto GreenOil

Il sindaco Vanzi: "Abbiamo applicato il principio di precauzione sancito dall'Europa e votato all'unanimità contro l'impianto. E' la fine del piano? La Provincia acquisisce pareri, poi decide".

venerdì 11 dicembre,

E' stato un confronto strutturato, con diversi interventi, quello che si è svolto ieri sera a Mottalciata sulla questione dell'azienda che vorrebbe avviare in paese un impianto per la produzione di bio-liquido, derivante da rifiuti vegetali e animali.

"L'Amministrazione comunale ha permesso a tutte le parti intervenute di esporre i propri punti di vista sulla questione Greenoil, l'azienda proponente - spiega il portavoce del comitato "La salute innanzitutto" Luca Iezzi -. I rappresentanti della ditta hanno illustrato l'impianto che vorrebbero farsi autorizzare. Dopo abbiamo parlato noi, con i risultati di due studi che abbiamo commissionato, specifici per questo impianto. Uno è stato realizzato dal laboratorio 'Nanodiagnostics' di Modena, coordinato dal dottor Stefano Montanari, che è il responsabile scientifico, e l'altro dal medico veterinario dottor Roberto Monfredini, che è membro nazionale del movimento 'Medicina democratica'. Le due relazioni hanno sollevato gravissime criticità sull'impianto, partendo da punti di vista differenti. Il nostro Comitato ha citato anche una nota recentissima, del 4 dicembre, emessa dal ministero dell'Ambiente, sezione rifiuti e inquinamento, nella quale si dice che è impossibile usare come combustibile il grasso animale. Quindi, più chiaro di così".

A seguire, il Comitato ha esposto una serie di osservazioni. "Tutte i nostri appunti sono già stati protocollati in Provincia - prosegue -, in modo che possano essere esaminati prima della conferenza dei Servizi che si terrà lunedì. Ci sono elementi presentati dalla ditta proponente che, secondo noi, contrastano fra di loro. Nel corso della serata ci sono stati gli interventi di Legambiente, con Daniele Gamba, del dottor Piana, incaricato dall'Ordine dei medici, dei rappresentanti del Fondo Edo Tempia, della Lilt, di Lucetta Bellomo di Rifondazione comunista, dei consiglieri comunali e di diversi cittadini. In particolare ha preso la parola un agricoltore, che si occupa di colture biologiche, che si è detto molto preoccupato per l'avvio di questo genere di impianto, in quanto la sua clientela è attenta alla qualità dell'aria e dell'acqua. Abbiamo ascoltato diverse opinioni. E' stato un confronto interessante. Anzi, ringraziamo il sindaco Roberto Vanzi per aver dato a noi, quanto a tutti gli altri, il tempo per esporre le motivazioni".

Questa sera si svolgerà il consiglio comunale di Mottalciata il quale, in merito all'impianto, dovrà rilasciare un parere di fattibilità. Lunedì a Biella si svolgerà la conferenza dei Servizi. 

 fonte

 

Buon Compleanno AIF AmbientInForma


 

Ciao a tutti,
il 16 Dicembre tutti i soci e simpatizzanti sono invitati c/o la Polisportiva in via Ciro Bisi,1 a Castelnuovo Rangone ore 20.00 per festeggiare il primo anno della nostra associazione con una bella torta di Compleanno.
 

Vi aspettiamo

Il consiglio direttivo

Elezioni Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Burana

Siamo alle porte delle elezione del consiglio di amministrazione del Consorzio della Burana.
Almeno 135.000 cittadini della provincia di Modena, Bologna e Mantova pagano questa tassa per mantenere un apparato il cui intento è la regimazione delle acque e la difesa del territorio .
Purtroppo questo organismo è diventato via via poco trasparente ed efficiente rispetto alle quote di danaro che racimola ogni anno dai contribuenti stimato in circa 15 milioni di euro oltre alle sovvenzione regionali e statali; basti solo pensare alla iniqua ripartizione dei consiglieri :
<![if !supportLists]>1.     <![endif]>135.000 elettori in sezione 1 eleggono 4 consiglieri
<![if !supportLists]>2.     <![endif]>34.000          elettori in sezione 2 eleggono 6 consiglieri
<![if !supportLists]>3.     <![endif]>3.500            elettori in sezione 3 eleggono 5 consiglieri
<![if !supportLists]>4.     <![endif]>579    elettori in sezione 4 eleggono 5 consiglieri
Un gruppo di cittadini è riuscito a creare una lista che parteciperà alle elezioni rappresentando i piccoli contribuenti ( da 14,98€ a 48,72€ ) e cercando di difendere il bene comune.
La lista si chiama "Cittadini nel Consorzio"  ed è rappresentata da un agricoltore che vanga la terra :
La lista è presente solo nella sezione dei piccoli contribuenti ( sezione 1 ) come illustra la scheda elettorale che evidenzia la mancanza di pluralità e quindi democrazia nelle altre sezioni ( nelle sezioni 2 , 3 e 4 troviamo una unica lista partecipante e quindi sicura di essere eletta ) :
Per potere partecipare alle elezioni occorre verificare a questo link http://elezioni.consorzioburana.it/ se siete intestatari e quindi avere il diritto al voto, inserendo il codice fiscale.
Le votazioni si svolgeranno nei giorni 9, 10, 11 e 12 dicembre ed ogni avente diritto può votare in uno qualsiasi dei seguenti seggi 
Benedetto Croce

Tracce di cromo esavalente rinvenute nelle muffe sulle pareti della biblioteca comunale di Cecina

Tirreno 26 novembre 2015

Il caso biblioteca finisce in Procura

Marchi (Md) invita a verificare nei laterizi la presenza di cromo di conceria
CECINA. «La verità è vicina, basta volerla vedere». Non ha dubbi Maurizio Marchi di Medicina democratica che sul caso delle tracce di cromo esavalente rinvenute nelle muffe sulle pareti della biblioteca comunale di Cecina rispolvera documenti del 1990 indirizzati al sindaco di Cecina, al presidente dell’allora Asl 14 e al presidente della giunta provinciale di Livorno.
«Tutti i nodi vengono al pettine, prima o poi – afferma Marchi –. Alla fine del 1989, la Provincia di Livorno ammise, su interrogazione del consigliere provinciale Roberto Nannetti di Democrazia proletaria, che la Lateritalia di Cecina era autorizzata a mischiare all’argilla fanghi al cromo per la fabbricazione di laterizi, pignatte, embrici, mattoni ecc., provenienti dal Consorzio Cuoiodepur di San Miniato in base alla delibera della Regione 9.883 del 31 ottobre 1988. Tutti sapevano quindi, Comune, Ausl, Provincia, che si stava cuocendo e distribuendo sul territorio laterizi al cromo esavalente, un potente cancerogeno. Ma nessuna amministrazione fece niente per fermare questa diffusione di nocività. Questa pratica sconsiderata andò avanti almeno fino al 1993».
L’esponente del movimento di lotta per la salute Medicina democratica indica la prospettiva da indagare. «Oggi la Commissione garanzia e controllo del Comune dovrebbe soltanto ricercare il capitolato d’appalto e le fatture relative alla fornitura dei laterizi occorrenti per la costruzione della Biblioteca comunale, se volesse realmente capire la presenza di cromo nell’edificio, rimuovere la nocività, riaprire la biblioteca, bene comune – sositiene –. Non sarà uno scherzo: si dovrà velocemente valutare se è il caso di demolire la struttura e smaltire le relative macerie come rifiuti tossici o se sia possibile isolare il cromo esavalente e impedire che possa nuocere».
Da qui le richieste all’amministrazione comunale di Cecina. «Chiediamo, inoltre, che si verifichi se altri edifici pubblici, per esempio scuole, siano stati costruiti con laterizi al cromo, ed informarne la popolazione – conclude Marchi –. Ignorare le voci scomode per seguire gli interessi forti è una costante degli amministratori locali. La vicenda della biblioteca di Cecina è un simbolo del fallimento di questa dirigenza, che danneggia la salute pubblica, scagiona di fatto gli affaristi locali, carica le bonifiche sui fondi pubblici. Per parte nostra, segnaleremo la questione alla magistratura, per quanto possa essere efficace».

Inquinamento, in Italia record Ue di morti premature: "Nella Penisola 84.400 decessi su 491mila"

 

Un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente attribuisce il record negativo a tre agenti killer: le micro polveri sottili, il biossido di azoto e l’ozono presente nei bassi strati dell’atmosfera. L'area più colpita è quella della Pianura Padana, in particolare Brescia, Monza e Milano ma anche Torino

Tra i 28 Paesi dell’Unione europea l’Italia è quello con il più alto numero di morti premature rispetto alla normale aspettativa di vita a causa dell’inquinamento dell’aria. Ad attestarlo è un rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea): la Penisola nel 2012 ha registrato 84.400 decessi di questo tipo, su un totale di 491mila a livello Ue. Tre gli agenti killer responsabili del record negativo: le micro polveri sottili (Pm2.5), il biossido di azoto (NO2) e l’ozono, quello presente nei bassi strati dell’atmosfera (O3). A questi inquinanti lo studio attribuisce rispettivamente 59.500, 21.600 e 3.300 morti premature in Italia.

Il bilancio più grave se lo aggiudicano le micropolveri sottili, che provocano 403mila vittime nell’Ue a 28 e 432mila nel complesso dei 40 Paesi europei considerati dallo studio. L’impatto stimato dell’esposizione al biossido di azoto e all’ozono invece è rispettivamente di circa 72mila e

L’area più colpita in Italia dal problema delle micro polveri si conferma quella della Pianura padana, in particolare Brescia, Monza Milano ma anche Torino, che oltrepassano il limite fissato a livello Ue di una concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo d’aria, sfiorata invece da Venezia. Considerando poi la soglia ben più bassa raccomandata dall’Oms di 10 microgrammi per metro cubo, il quadro italiano peggiora sensibilmente, a partire da altre grandi città come Roma, Firenze, Napoli, Bologna, arrivando fino a Cagliari.

L’inquinamento atmosferico, nota l’Aea, è il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa. Riduce la durata di vita delle persone e contribuisce alla diffusione di gravi patologie come malattie cardiache, problemi respiratori e cancro. “Nonostante i continui miglioramenti negli ultimi decenni, l’inquinamento atmosferico è ancora una minaccia per la salute degli europei, riducendo la loro qualità di vita e la speranza di vita”, ha detto il direttore dell’agenzia, Hans Bruyninckx. Ma lo smog comporta pesanti ricadute anche su costi ospedalieri, perdita di giornate di lavoro, danni agli edifici. Ed è causa di un’inferiore resa dei raccolti.

 

F. Q. | 30 novembre 2015

Iniziativa promossa dal Comitato Popolare "lasciateci respirare"

Una cinquantina i cittadini che sabato 28 novembre, hanno dato vita ad un presidio a pochi metri dal casello dell’A 31 di S. Margherita D’Adige. L’iniziativa promossa dal Comitato Popolare “lasciateci respirare” ha raccolto l’adesione del Comitato vicentino No Ecomafie, che da sempre si occupa dei misfatti creati da questa grande opera.

Eloquenti gli striscioni che riportavano le principali rivendicazioni dei partecipanti: “Via i rifiuti dalla Valdastico”, “Valdastico vergogna del Veneto”, “Appalti-legalità: basta entrate e uscite di rifiuti dal veneto”, “Profitto per pochi – danni per tutti”.

Gli interventi che si sono succeduti, Franco Tasinato e Francesco Miazzi per il Comitato “Lasciateci respirare” di Monselice, Anita Filippi, Arnaldo Cestaro e Antonella Zarantonello animatori dei Comitati del territorio che si erano opposti a quest’opera, Patrizia Bartelle Consigliere Regionale M5s, Moreno Ferrari del Comitato LR di Lendinara, hanno evidenziato la gravissima situazione e sollecitato una risposta dalle istituzioni.
L’iniziativa aveva come scopo principale quello di rompere il silenzio sul grave disastro ambientale della “Valdastico sud”, per chiedere l’accertamento delle responsabilità e l’avvio immediato della bonifica dei materiali tossici e nocivi provenienti da lavorazioni industriali, utilizzati per riempire il sottofondo stradale.
Le analisi effettuate hanno, infatti, rilevato la presenza di centinaia di migliaia di tonnellate di scarti di lavorazione industriale, contenenti soprattutto cromo esavalente. Una sostanza mutagena e cancerogena che una volta raggiunte le falde, potrebbe provocare danni incalcolabili sulla salute delle persone.
Un’opera inutile, come dimostrano le poche migliaia di transiti giornalieri, nociva, come accertato dalla presenza di rifiuti tossici e dalla distruzione ambientale attuate per costruirla, costosa, come evidenziato dai 23 milioni di euro a chilometro. Una grande speculazione che ha garantito lauti profitti a chi l’ha progettata, costruita e gestita, assolutamente inutile per le esigenze di sviluppo e conservazione del territorio.

Franco Tasinato, tra i promotori dell’appello alla mobilitazione, ha affermato: “La Regione Veneto deve attivarsi in ogni modo per affrontare questo gravissimo problema, sul quale troppi pensano di stendere un velo di silenzio. Siamo di fronte ad un disastro ecologico annunciato. Tutti i comuni attraversati dalla Valdastico sud, devono costituirsi parte civile nei procedimenti giudiziari riguardanti l’utilizzo dei rifiuti nella costruzione dell’autostrada”.

Ora – ha dichiarato Francesco Miazzi del Comitato- “Vanno accertate le responsabilità delle persone coinvolte nelle indagini della Magistratura, dove spiccano politici, industriali, presidenti di consorzi e imprenditori, va attivato subito il percorso della bonifica, ponendo i costi a carico di quelle società e soggetti responsabili diretti ed indiretti. Questo territorio, già massacrato dalle più svariate fonti inquinanti, tra le quali discariche, cementifici, impianti a biogas e mangimifici, sta pagando con ingenti danni alla salute delle persone. Gli amministratori e le istituzioni devono rispondere concretamente a questa situazione”.
La presenza di Rai tre, dei giornalisti locali, dei corrispondenti dei blog territoriali, la diffusione di foto e filmati e degli interventi della mattinata, hanno riportato alla luce una vicenda che troppi vorrebbero far dimenticare.
Ma ciò vorrebbe dire, far pagare il conto anche alle future generazioni e per questo Comitati e cittadini, hanno promesso di non abbassare la guardia e tenere viva la mobilitazione.
Comitato Popolare “lasciateci respirare”

CITTERIO CONTRO RETEAMBIENTEPARMA

La ditta Citterio Spa ha citato in giudizio per diffamazione Serioli Giuliano e Reteambienteparma
Sono passati 3 anni da quando ci siamo opposti alla costruzione dell'inceneritore Citterio e poi al suo funzionamento.
Perché l'abbiamo fatto e continuiamo a farlo?
Riteniamo che gli scarti organici animali (SOA) derivati dalla produzione del prosciutto non debbano essere considerati fonti rinnovabili di produzione di elettricità e calore, in quanto già soggetti a riutilizzo quali ingredienti per la produzione di mangimi animali.
Bruciare scarti o rifiuti che possono essere soggetti a riutilizzo, riciclo e riuso è assolutamente sbagliato, e si contribuisce in tal modo ad accrescere le emissioni nocive già largamente presenti nell'aria che respiriamo, nonché ad accrescere la CO2 immessa in atmosfera perché l'azienda utilizza, se funziona, solo un terzo del calore prodotto.
A spiegare l'effetto della combustione di biomasse è lo stesso De Munari, direttore di ARPA che dice : “ fanno fede le certificazioni della ditta ampiamente all’interno dei range stabiliti dalla Regione. Di essi risponderà civilmente e penalmente. In ogni caso, ha continuato, mi meraviglio che in una zona ad alto inquinamento, una zona rossa, si vogliano autorizzare da parte della Regione centrali a biomassa che graveranno ulteriormente di polveri e di azoto un ambiente già compromesso”

Ci accusano di diffamazione
per aver detto che è un inceneritore.
Ma la Comunità Europea afferma che i SOA, se bruciati, diventano automaticamente rifiuti.
La stessa autorizzazione, rilasciata dalla Provincia in conferenza dei servizi, dichiara di autorizzare la combustione di rifiuti R1 ed R13.
Se qualcosa brucia rifiuti, come dovrebbe essere chiamato?
Ci accusano di diffamazione per aver sostenuto più volte che il grasso brucia male per l'elevata acidità dovuta alla stagionatura e che sarebbero stati costretti ad usare dei tensioattivi per dividere la parte acida dai trigliceridi.
Abbiamo solo spiegato ciò che è in realtà avvenuto: lo sversamento nel Rio S. Ilario del grasso così trattato. Per tale sversamento la Ditta è stata denunciata dalla Provincia all'autorità giudiziaria.

Arpa aveva precisato la situazione a seguito di una nostra interlocuzione.
“Arpa, proprio perché spetta a questo Ente verificare le cause dello sversamento anomalo, ha provveduto ad effettuare propri accertamenti nelle date di 11/07/14, 17/07/2014, 30/08/2014 ed ha relazionato agli Enti competenti, Provincia e Comune, con proprie note: prot, 7939 del 17/07/14, prot 8365 del 28/07/14, prot. 10090 del 8/9/14. In particolare con quest'ultimo protocollo Arpa ha relazionato a comune, Provincia in merito a tutti gli interventi effettuati dall'11/7/14 al 30/08/14, attribuendo la responsabilità degli sversamenti di materiale biancastro nel Rio di Sant'Ilario alla ditta "Giuseppe Citterio SpA" e chiedendo l'emissione di provvedimenti amministrativi agli Enti preposti. La Provincia a seguito di quanto relazionato da Arpa ha quindi emesso specifico provvedimento di diffida in data 15/09/14 nei confronti della ditta Giuseppe Citterio SpA”.
Così in effetti è stato.
La Provincia con determina del 15 settembre “diffida Giuseppe Citterio SpA dall'effettuare operazioni gestionali da quanto previsto ai sensi del D lgs n° 152/06, in particolare, diffida dallo scaricare acque reflue diverse da quelle qualificate come meteoriche di pluviali, sia attraverso scarichi terminali o sfioratori senza adeguate autorizzazioni in materia.

Ingiunge a Citterio, entro 7 giorni dal ricevimento della presente, lo stato degli scarichi specificando le motivazioni che hanno causato le difformità riscontrate. Ingiunge, altresì, a Citterio di trasmettere entro 30 giorni alla Provincia documentazione relativa all'acquisizione della suddetta domanda di parte dello Sportello Unico delle Attività Produttive nel suddetto termine. Si precisa che l'istanza, oltre alla richiesta per scarichi idrici, dovrà comprendere anche le eventuali richieste relative a titoli abilitativi necessari per lo svolgimento dell'attività di lavorazione della carne suina”.
Rete Ambiente Parma si è fatta portavoce presso la minoranza del consiglio comunale di Felino perché sia chiesta una seduta apposita del consiglio sul cogeneratore Citterio, le problematiche ambientali connesse, la diffida emessa dalla Provincia di Parma nei confronti dell'azienda.

Ci accusano di diffamazione
per aver affermato che bruciando grasso, il fosforo dei fosfolipidi, presente nelle molecole dello stesso, avrebbe gravemente corroso le parti del motore.  Cosa che è puntualmente avvenuta.
Il motore dell'inceneritore, partito il 1° luglio 2014, ha funzionato solo 4 mesi ed il 5 novembre è letteralmente grippato.
Le incrostazioni carboniose ed il fosforo hanno completamente rovinato camera di scoppio e pistoni.
La ditta ha fatto rifare il motore in febbraio/marzo ed il  motore è ripartito solo il 7 aprile 2015.
La dottoressa Anelli, funzionario della Provincia, ha dichiarato in assemblea pubblica a Felino di non essere stata minimamente informata, ma di averlo saputo da un nostro articolo del marzo 2015 e di essersi attivata di conseguenza.
Ci accusano di diffamazione per aver sostenuto nel settembre scorso che l'odore pungente che la gente del posto sentiva la notte era dovuto al lavaggio del grasso con acido solforico (per far precipitare per via chimico-fisica il fosforo, che si era già dimostrato così corrosivo).
Puntualmente sono arrivate rimostranze alla Provincia per odori molesti al sistema depurativo di Felino, cui fa capo quello della ditta Citterio.
Conseguentemente la Provincia ha convocato Citterio, a fine ottobre, ad un incontro, presenti le stesse autorità di conferenza dei servizi, in cui renderne conto.
La Provincia ha ordinato un esame a vista del sistema depurativo della ditta per la presenza di odori assimilabili all'acido solfidrico.


A noi pare che il ruolo informativo svolto da Rete Ambiente Parma si sia limitato all'interpretazione della relazione tecnica dell'azienda, dell'autorizzazione rilasciata da Provincia e soprattutto dei fatti  realmente accaduti da quando l'inceneritore è stato messo in funzione. La competenza di cui abbiamo sempre dato prova è dimostrata dall'attenzione con cui il blog è seguito dai cittadini e dalla disponibilità al dialogo con noi da parte della dott.ssa Anelli di Provincia e dal dott. De Munari di Arpa.
Reteambienteparma
Serioli Giuliano

PESTICIDI: PERICOLI, RISCHI E COSTI PER DANNI ALLA SALUTE UMANA

Patrizia Gentilini

patrizia.gentilini@villapacinotti.it

16 novembre 2015

 

INTRODUZIONE

Il termine “pesticida” è genericamente usato per indicare tutte le sostanze prodotte per contrastare o

distruggere forme di vita  –animali o vegetali-   ritenute  dannose  per  l’uomo,  le  colture  o  gli animali

domestici etc  . In questo articolo ci riferiamo  in particolare ai pesticidi usati in agricoltura  , ovvero a

tutte quelle sostanze che caratterizzano l’agricoltura su base industriale ( diserbanti, fungicidi, agenti

chimici  usati per difendere le colture da insetti, acari, batteri, virus, funghi  e per controllare lo sviluppo

di piante infestanti). Si tratta per la massima parte di sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili che

hanno un impatto non solo sugli organismi che si vogliono contrastare, ma anche sulle proprietà fisiche

e chimiche dei suoli, sugli interi ecosistemi   e sono spesso estremamente nocive per la salute umana,

venendo a rappresentare un vero e proprio problema di salute pubblica. Per brevità non si affronterà in

questo testo il problema dell’avvelenamento acuto da pesticidi che può avvenire sia in modo volontario

(suicidi) o accidentale; il problema non è certo di secondaria importanza dal momento che secondo

l’OMS si contano ogni anno oltre 26 milioni di casi di avvelenamento con 258.000 decessi annui

globalmente nel mondo e  negli  U.S.A il 45% di tutti gli avvelenamenti  da pesticidi si registra nei

bambini  (1).  Non si affronterà neppure il problema legato  ad incidenti nel sistema di

produzione/stoccaggio (esplosioni/incendi ed altro), problema anche questo tutt’altro che trascurabile:

basti pensare al disastro di Bhopal (India) nel 1984 con la fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di

metile che causò ben 8.000 morti nel territorio circostante e 500.000 intossicati e  di cui rimangono a

tutt’oggi pesantissime conseguenze per la salute umana e l’ambiente o l’incidente in Toscana,  alla

Farmoplant, che nel 1988 con    fuoriscita del “rogor” e  formazione di una nube  tossica che si diffuse

per oltre 2000 km2 in Versilia.  Si affronterà  viceversa    più dettagliatamente il problema delle

conseguenze per la salute umana da esposizione  “  cronica”  a  pesticidi  ,  ovvero  l’esposizione  a  dosi

piccole e prolungate nel tempo che, come vedremo, non riguarda solo la popolazione esposta per

motivi lavorativi, ma   riguarda ormai tutta la popolazione generale. Tale modalità di esposizione può

realizzarsi  infatti  non solo per motivi occupazionali, ma anche per la popolazione generale dal

momento che queste molecole sono ormai stabilmente presenti sia nelle  matrici ambientali ( aria,

acqua, suolo) che  nella catena alimentare e nel latte materno. E’ ormai ampiamente documentato che

tutto questo comporta importanti e negative ricadute a livello della salute umana con conseguenti costi

economici per l’intera società. 

MODALITA’ DI ESPOSIZIONE

I pesticidi possono entrare  in contatto con  l’organismo  sia per  assorbimento cutaneo, grazie alla loro

liposolubilità (organofosfati, carbammati, organoclorurati, DDT, lindano, aldrin e clordano),  che per inalazione od

ingestione (piretroidi, erbicidi, clorofenoli). I loro residui si accumulano infatti in  frutta e vegetali, ma anche,

grazie al loro bioaccumulo e biomagnificazione nella catena alimentare,  attraverso pesce,    carni  e

prodotti lattiero-caseari. Va ricordato che anche in Italia gli animali   da carne vengono alimentati con

mangimi OGM, ovvero con soia, mais, colza resa resistente ad erbicidi ( in particolare glifosate)  che

quindi viene usato in grandi quantità ed è stato ritrovato in concentrazioni elevate in liquidi biologici

nelle persone  che se ne alimentano con ulteriori potenziali rischi per la salute umana (2).  L’assunzione

di pesticidi inoltre può avvenire attraverso l’acqua. 

L’ultimo rapporto ISPRA del 2014 “Pesticidi nelle acque”  (3)  evidenzia una "ampia diffusione della

contaminazione" ed il  rilevamento  nelle acque superficiali e profonde   di ben "175 sostanze diverse, un

numero più elevato degli anni precedenti” con riscontro di  ben 36 sostanze in unico campione Il tema delle miscele di sostanze è particolarmente preoccupante  e letteralmente si afferma:  "la valutazione di

rischio, infatti, nello schema tradizionale considera gli effetti delle singole sostanze, e non tiene conto dei possibili effetti

delle miscele che possono essere presenti nell’ambiente. C’è la consapevolezza, sia a livello  scientifico, sia nei consessi

regolatori, che il rischio derivante dalle sostanze chimiche sia attualmente sottostimato.” 

Le principali modalità con cui si realizza l’esposizione sono: 

professionale:  durante la produzione, il trasporto, la preparazione e l'applicazione di pesticidi. I

principali fattori coinvolti includono l'intensità di applicazione, la frequenza, la durata e il metodo, il

rispetto delle norme di sicurezza, l'uso di dispositivi di protezione individuale, nonché i profili fisico-

chimici e tossicologici dei pesticidi in uso. Anche membri della famiglia di coloro che utilizzano

pesticidi possono avere notevoli rischi per sversamenti accidentali, perdite, usi non corretti di

attrezzature e non rispetto della sicurezza e delle linee guida. 

 esposizione ambientale/residenziale: è  ampiamente documentato che vivere vicino ai luoghi in cui

i pesticidi vengono utilizzati, fabbricati o smaltiti può aumentare in modo significativo l'esposizione

umana per inalazione e contatto con aria, acqua e suolo. Di particolare rilievo è anche l’effetto “deriva”:

ovvero  la dispersione aerea di particelle di miscela di pesticidi che non raggiungono quindi  il bersaglio

ma si diffondono nell'ambiente circostante. In presenza di coltivazioni intensive confinanti con

residenze private o luoghi pubblici (scuole, asili, parchi ecc.) è possibile quindi la contaminazione dei

residenti e della popolazione che vi si trova. Questo tipo di contaminazione è particolarmente

importante se lo spargimento avviene con atomizzatori ed in condizioni di ventosità. Importanti sono

anche i rischi connessi con  l’utilizzo domestico di tali sostanze, ad es. le “bombe per le pulci” o

l’utilizzo per piante da appartamento, giardinaggio, o per disinfestazione di animali-

esposizione attraverso la dieta per presenza di residui negli alimenti o nell’acqua:    l’ultimo

rapporto dell’EFSA(4)  sui residui dei pesticidi negli alimenti appare ad un primo approccio

tranquillizzane in quanto oltre il 97% dei campioni “contiene livelli di pesticidi che rientrano nei limiti

di legge”, il 55.4% presentava residui che nell’1,5% superavano nettamente i limiti di legge e nel 27.3%

presentavano residui multipli. Da questa ampia indagine emerge quindi che in quasi 1/3 degli alimenti

che arrivano sulle nostre tavole sono presenti multipli residui di pesticidi e la presenza contemporanea

di più sostanze, anche se ciascuna presente entro i “limiti di legge” non può certo essere considerata

scevra di rischi per la salute. 

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

Come affermato nel Rapporto ISPRA  la attuale valutazione del rischio dei multiresidui di pesticidi è

indubbiamente carente per quanto riguarda la tutela della salute umana in quanto, per definizione, ogni

sostanza viene valutata singolarmente e non si tiene conto dell’effetto “cocktail”, ovvero del potenziale

effetto sinergico delle miscele. Inoltre la valutazione del rischio dalle Agenzie regolatorie viene condotta

sul principio attivo e non sul formulato commerciale in cui in genere sono presenti coadiuvanti, 

conservanti, diluenti etc. che rendono il formulato commerciale molto più tossico del principio attivo.

Questo è il caso ad esempio del glifosate, un erbicida estremamente diffuso anche al di fuori della

pratica agronomica, che ha dimostrato su cellule umane coltivate in vitro, maggior tossicità rispetto al

principio attivo per la presenza di un surfactante derivato dagli idrocarburi (5). Proprio il glifosate,  che

è stato nel corrente anno classificato dalla IARC ( organo di riferimento dell’OMS) come cancerogeno

probabile (2A) (6) viene considerato dall’ EFSA ancora scevro di particolari rischi per  la salute umana

(7). Inoltre non si tiene conto che i metaboliti possono essere più tossici della molecola originaria, che

possono essere presenti effetti anche per dosi inferiori ai limiti consentiti  e per esposizioni minimali in

particolare per sostanze che agiscono come  “interferenti  endocrini”  (di cui si parlerà in seguito).

Ovviamente esiste poi una diversa suscettibilità individuale in relazione a fattori genetici,  età, genere,

stato nutrizionale, abitudini personali.  Ed ovviamente esiste una maggiore suscettibilità degli organismi

in via di sviluppo, in particolare di  embrioni,  feti, neonati, bambini.  

PRINCIPALI MODALITA’ D’AZIONE DEI PESTICIDI

Cancerogenicità Nella lista  delle  sostanze chimiche potenzialmente cancerogene  redatta da EPA e

pubblicata nel 2010 oltre  70 pesticidi sono considerati probabili o possibili cancerogeni

(http://www.epa.gov/pesticides/carlist/). Nel maggio del 2015 la IARC ha valutato la cancerogenicità

di 5 pesticidi:  glifosate, malation e diazionon  sono  stati  classificati  come  “probabili  cancerogeni”  (2A),

tetraclorvinfos e paration  come “possibili”  (2B)  (6).  Di particolare rilievo appare la classificazione del

glifosato  in quanto è l’erbicida più diffuso al mondo e la cui pericolosità-  anche in relazione agli

organismi geneticamente modificati (OGM) resi resistenti all’erbicida  -  è stata evidenziata in un

importante articolo sul New England Journal of Medicin (8).

Azione  di  “interferenti endocrini”.  Questo termine, introdotto per la prima volta nel 1991, 

contempla tutte le sostanze che interferiscono con  sintesi,  secrezione, trasporto, azione, metabolismo o

eliminazione degli ormoni.  Il meccanismo d’azione presuppone quindi la possibilità di  interferire con  la

capacità delle cellule di comunicare tra loro attraverso gli ormoni e vastissima è la gamma di effetti

negativi per la salute che ne conseguono: difetti di nascita, deficit riproduttivi, di sviluppo, alterazioni

metaboliche, immunitarie, disturbi neurocomportamentali e tumori ormono-dipendenti.  L’Istituto

Superiore di Sanità definisce  gli interferenti endocrini   come “sostanza esogena, o una miscela, che altera la

funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di

una (sotto)popolazione”. Queste sostanze quindi possono non solo esplicare effetti negativi sull’individuo

esposto, ma anche sulle cellule germinali con effetti trans-generazionali, eventualità  che desta

ovviamente non poche preoccupazioni. I principali gruppi di pesticidi con questa azione sono: insetticidi

clorurati (lindano, dieldrin), fungicidi (vinclozolin, linorun), triazolici (ciproconazolo), imidazoli (imizaloil), triazine

(atrazina, simazina), ditiocarbammati (mancozeb), coformulanti (alchifenoli) (9). 

Neurotossicità è uno dei più importanti effetti della esposizione a pesticidi: per esposizioni acute ad

organofosfati, ad esempio,  non solo si riscontrano nell’immediato sintomi a carico del sistema nervoso

centrale sia di tipo sensoriale che motorio, ma anche sequele neuropsichiatriche a lungo termine quali

deficit nel rilevamento di stimoli e nell’elaborazione delle informazioni, carenze nell’attenzione e nella

memoria e maggiore incidenza di depressione.

Allo stesso modo anche l'esposizione cronica a questi agenti è risultata associata con anomalie

neurocomportamentali tra cui ansia, depressione, sintomi psicotici, sintomi extrapiramidali, deficit nella

memoria a breve termine, nell’ apprendimento, nell’attenzione e nell'elaborazione.

I meccanismi con cui la neurotossicità si può esplicare sono molteplici: ad es. gli organofosfati 

inibendo irreversibilmente l'acetilcolinesterasi  -  enzima essenziale alla funzionalità nervosa  -

impediscono la degradazione dell’acetilcolina che si concentra nello spazio sinaptico con gravi

alterazioni della neurotrasmissione colinergica (10)

Va anche ricordato che 15 pesticidi, unitamente a diossine e PCB, sono stati inclusi nella Convenzione

di Stoccolma stilata per difendere la salute umana dai composti organici persistenti POP’s (Persistent

Organic Pollutants), sottoscritta anche dall’Italia, ma unico paese in Europa, a non averla ancora

ratificata! http://chm.pops.int/Countries/StatusofRatifications/tabid/252/Default.aspx . 

PRINCIPALI PATOLOGIE UMANE CORRELABILI A PESTICIDI

Il problema dell’esposizione cronica a pesticidi e dei conseguenti rischi per la salute umana anche  da

parte della comunità scientifica  è stato troppo a lungo sottovalutato, ma oggi rappresenta un problema

di crescente interesse e digitando in data 28 ottobre  semplici “parole chiave” come “pesticides human

health:” compaiono ben 14.122 lavori scientifici

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=pesticides+human+health  e digitando “pesticides

children”  ne compaiono 5.790

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=pesticides+children+health .  Una mole davvero imponente di studi scientifici condotti dagli anni 70’ soprattutto sui Veterani U.S.A.

e  su  vaste comunità di  agricoltori statunitensi  ( Agricoltural Health Study AHS), ma poi ripetuti e

confermati in tantissimi altri paesi del mondo,  ha  confermato  come  l’esposizione  cronica  a  pesticidi

possa comportare alterazioni di svariati organi, sistemi ed apparati dell’organismo umano. Centinaia di

lavori scientifici attestano ormai in modo incontrovertibile come l’esposizione a pesticidi comporti  un

incremento  statisticamente significativo  del rischio per:  cancro, diabete, patologie respiratorie,

malattie neurodegenerative, cardiovascolari, disturbi  della sfera riproduttiva,  infertilità

maschile, disfunzioni metaboliche ed ormonali (11).

 In particolare per esposizione a pesticidi è correlato un aumentato rischio di:  tutti i tumori nel loro

complesso, tumori del sangue, cancro al polmone, pancreas, colon, retto,  tumori alla vescica,

prostata,  cervello,   melanoma, diabete,  Parkinson, Alzheimer,  Sclerosi Laterale Amiotrofica

(SLA),  malformazioni,  disordini riproduttivi, asma, broncopneumopatia  cronica ostruttiva

(BPCO), malattie cardiovascolari, nefropatie croniche,  diabete, ipertensione  (12-19). Risulta

ampiamente documentato anche un incremento del rischio di infertilità, in particolare maschile (20)

e di malformazioni quali l’ipospadia (21). 

Tali rischi inoltre sono ancor più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a

cominciare dal periodo embrio-fetale e di particolare rilievo appaino sia i rischi tumorali che per

il cervello in via di sviluppo. Si è infatti evidenziato  un aumento di rischio di  tumori cerebrali –

specie per esposizione preconcepimento anche paterna- e  di leucemie infantili, con rischio che è oltre

il doppio dell’atteso se l’esposizione avviene in utero (22-23).  Il cervello in via di sviluppo appare

come un organo estremamente sensibile a tali agenti: molti pesticidi sono infatti lipofili e durante

la vita fetale il cervello, che è l’unico organo in cui è presente tessuto adiposo, diventa un vero e proprio

organo bersaglio per questi agenti. Già nel 2006 su  Lancet era comparso un allarmante articolo con un 

elenco di 202 sostanze, tra cui 90 pesticidi, note per essere tossiche per il cervello umano (24); del tutto

recentemente gli stessi Autori hanno ripreso l’argomento sottolineando come in particolare il clorpirifos 

sia implicato in questo tipo di rischi e come sia indispensabile una politica di prevenzione globale per

arginare questa vera e propria epidemia (25). In particolare l’esposizione a pesticidi organofosfati appare

di particolare rilievo: una  revisione che (26) ha preso in esame gli effetti dei pesticidi organofosfati sul

neurosviluppo ha trovato alterazioni che riguardano la  sfera sensoriale, motoria, cognitiva,  il QI  e la

stessa  morfologia cerebrale indagata con risonanza magnetica.. Un’ulteriore sistematica indagine che ha

preso in esame 134 studi ha confermato che è proprio l’esposizione prenatale in utero quella che

comporta i maggiori rischi (27). 

  

COSTI ECONOMICI PER DANNI ALLA SALUTE UMANA DA PESTICIDI.

Data la numerosità e consistenza degli studi scientifici è ormai possibile fare una valutazione dei costi

economici per danni alla salute umana conseguenti a queste sostanze. Già nel 2012 uno studio

quantificava l'impatto sulla salute ed i costi relativi ai danni derivanti dall'esposizione a 133 pesticidi

applicati in 24 paesi europei nel 2003, che corrispondevano fino a quasi il 50% della massa totale di

pesticidi applicata in quell'anno. Solo 13 sostanze applicate a 3 classi delle colture (uva / viti, alberi da

frutta, verdura) secondo questa indagine contribuivano  al 90% degli impatti complessivi sulla salute per

una perdita di circa 2000 anni di vita (corretti per la disabilità) in Europa ogni anno, corrispondente ad

un costo economico annuo di  78 milioni di euro (28). Sempre nel 2012 è stata pubblicata una indagine

che ha valutato i costi per intossicazione acuta da pesticidi nello stato del Paranà  giungendo alla

conclusione che per  avvelenamento acuto il costo complessivo ammonta  per lo stato del Paraná a 149

milioni di dollari ogni anno, vale a dire per  che per ogni dollaro speso per l'acquisto di pesticidi in

questo stato, circa US $ 1.28 vengono spesi a causa dei  costi esternalizzati da avvelenamento(29). 

E’ stato  calcolato che negli anni 90’  negli  Stati Uniti i costi ambientali e per la salute pubblica

conseguenti all’utilizzo di pesticidi ammontassero ogni anno a 8,1 miliardi di dollari, per cui, essendo

spesi ogni anno per il consumo  pesticidi in questo paese 4 miliardi di dollari, significa che per 1 dollaro speso per l’acquisto di queste sostanze se ne spendono 2 per costi esternalizzati (30). Un altro studio

pubblicato nel 2005 ha valutato che sempre negli USA i costi per patologie croniche ed avvelenamenti

da pesticidi ammontino a 1.1 miliardi di dollari, di cui circa l’80% per il cancro(31).

E’ stato calcolato che nelle Filippine il passaggio da uno a due trattamenti per la coltura del riso ha

comportato un ulteriore profitto di 492 pesos, ma costi aggiuntivi per la salute di 765 pesos, con una

perdita netta quindi di 273 pesos (32)

In Tailandia si è valutato che i costi esternalizzati da pesticidi possano variare annualmente da 18 a 241

milioni di dollari (33). In Brasile i soli costi per danni alla salute dei lavoratori addetti alle coltivazioni di

fagioli e granturco ammontano al 25% del ricavo (34)

Per venire a dati più recenti e più vicino alla realtà europea si può ricordare un recente lavoro condotto

per valutare il carico di patologie ed i costi connessi all’esposizione ad interferenti endocrini in Europa: 

un panel di esperti ha valutato con “forte probabilità” che ogni anno in Europa si perdano ben 13

milioni di punti di Quoziente Intelletivo (QI) per esposizione prenatale ad organofosfati e che

vi siano ulteriori  59.300 casi aggiuntivi di disabilità intellettuale  (35). E’  stato  valutato  che  ogni

punto di QI perso per esposizione prenatale a Mercurio valga circa 17.000 euro ed i conti sono possono

essere analogamente presto fatti anche per l’esposizione ad organofosfati! (36)

CONCLUSIONI

 E’ ormai assodato in modo inequivocabile che l’esposizione a pesticidi comporta non solo gravi ed

irreversibili alterazioni a carico dell’ambiente e delle sue varie forme di vita, ma si correla anche a gravi

conseguenze sulla salute umana.  Questi effetti, dapprima evidenziatisi per esposizioni

professionali, riguardano oggi tutta la popolazione umana, stante l’utilizzo sempre più

massiccio e diffuso di questi agenti in ogni parte del pianeta. Queste conseguenze sono

particolarmente gravi per esposizioni - anche a dosi minimali - che si verificano durante la vita

embrio-fetale e la prima infanzia, comportando in special modo danni sullo sviluppo cerebrale

e rischio di malattie non solo nell’infanzia, ma anche nelle fasi più tardive della vita. 

I pesticidi hanno dimostrato di alterare l’omeostasi dell’organismo umano in quanto in grado di indurre

molteplici e complesse disfunzioni a carico praticamente di tutti gli apparati, organi e sistemi,

comportando quindi patologie di tipo endocrino, nervoso, immunitario, respiratorio, cardiovascolare,

riproduttivo, renale. Vi è ormai evidenza di forte correlazione fra esposizione a pesticidi e patologie in

costante aumento quali: cancro, malattie respiratorie, Parkinson, Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica

(SLA), autismo, deficit di attenzione ed iperattività, diabete, disordini riproduttivi, malformazioni fetali,

disfunzioni tiroidee. 

La possibilità che tali disfunzioni si trasmettano anche alle generazioni future, attraverso alterazioni

epigenetiche  della linea germinale, non può che accrescere le nostre preoccupazioni, stimolandoci a

ricercare e realizzare pratiche agronomiche in grado di soddisfare i bisogni alimentari delle popolazioni

senza comprometterne in modo, forse irrimediabile, la salute.  

In particolare dobbiamo prendere maggiore coscienza dei rischi che queste sostanze determinano

nell’infanzia anche alla luce delle dure parole di denuncia del grande pediatra Bruce P. Lanphear:  “a

dispetto del grande affetto che noi abbiamo per i nostri bambini e della grande retorica della nostra società sul valore

dell’infanzia, la società è riluttante a sviluppare quanto necessario per proteggere i bambini dai rischi ambientali”. 

Dal momento che sono soprattutto le esposizioni precoci, in particolare  in utero,  quelle più pericolose

e alla luce di quanto emerso da alcuni studi  (37,38)  che hanno dimostrato  l’effetto  protettivo  della

alimentazione biologica, riteniamo che la popolazione debba essere adeguatamente informata per scelte

più consapevoli. E’ auspicabile inoltre che il biologico non rimanga un privilegio per pochi, ma un

diritto per tutti, specie nelle fasi della vita più delicate quali gravidanza, allattamento ed infanzia.

Una recente metanalisi dell'Università di Berkeley (39), che ha esaminato 115 ricerche scientifiche per

confrontare agricoltura biologica e convenzionale, ha concluso che, almeno per alcune colture, non vi

sono prove sufficienti per affermare che l'agricoltura convenzionale sia più efficiente e dia rese maggiori

rispetto a quella biologica, affermando che: “è  importante  ricordare che  il nostro attuale sistema agricolo produce molto più cibo di quanto sia necessario per sfamare il pianeta. Per sradicare

la fame nel mondo è necessario aumentare l’accesso al cibo, non solo  la produzione.   Inoltre,

aumentare la percentuale di agricoltura che utilizza metodi biologici e sostenibili non è una

scelta, è una necessità. Non possiamo semplicemente continuare a produrre cibo senza

prenderci cura del nostro suolo, dell’acqua e della biodiversità”.

I costi umani, sociali ed economici correlati all’esposizione a pesticidi non sono più tollerabili ed

affinchè non debba ulteriormente crescere  l’elenco delle “lezioni  imparate  in  ritardo da pericoli  conosciuti  in

anticipo”(40) crediamo che si debba promuovere senza esitazioni una agricoltura di tipo biologico,

la sola in grado di rispettare, ancor prima dell’ambiente, la salute umana ed in special modo

quella delle generazioni a venire.

 

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40) http://www.eea.europa.eu/publications/late-lessons-2

Medicina Democratica ONLUS - VIII Congresso nazionale

TUTTO GIU' PER TERRA - 20/11/2015 ore 20.30 Sala "BIASIN" Sassuolo

Industrializzazione e Ambiente…
Fanghi ceramici e sotto suolo…
Cosa c’e’ sotto i nostri piedi? Esiste davvero un pericolo per la nostra salute?

I rifiuti dalla macellazione (sottoprodotti animali) non sono fonti rinnovabili

Con questa nota vogliamo esprimere sconcerto e rammarico in relazione alla puntata del 18 ottobre di Report, in cui è stato affrontato il tema dell’utilizzo del grasso animale come combustibile.

Report ci ha abituato ad inchieste e servizi di ben altro spessore e serietà per cui le inesattezze e la superficialità con cui l’argomento è stato affrontato ci hanno stupito e amareggiato.

Un comune spettatore, non   informato in merito al problema della combustione dei grassi animali (rifiuti della macellazione, in soldoni), non ha ricavato alcuna informazione utile, anzi informazione di parte, della parte che vuole lucrare bruciando sottoprodotti animali e intascando gli incentivi per la produzione di energia da fonte rinnovabile. Va ricordato che la materia presenta diversi aspetti sensibili che riguardano sia la sanità veterinaria  (Ministero della Salute) sia la gestione dei rifiuti (Ministero dell’Ambiente) ed è stata oggetto di numerose norme europee.

La trasmissione anziché affrontare questo tema appariva impostata su un compassionevole atteggiamento di benevolenza e solidarietà  nei confronti di un “povero” imprenditore di motori “a grasso animale” che sarebbe stato vessato dalla burocrazia come da comitati che – contro ogni evidenza dei “benefici” universali - contrastano la scelta di utilizzare questi scarti di macellazione come combustibili. Le informazioni non fornite o inesatte sono molte e segnaliamo quelle di maggiore importanza.

•  Gli scarti di macellazione ed i grassi da sempre sono sempre  stati riutilizzati in particolare nella produzione di alimenti per animali di compagnia, solo di recente, “grazie” ad una logica prettamente economico-affaristica, è stato incentivato il loro utilizzo come combustibili. Queste decisioni però sono silenti sul fatto che bruciando un combustibile (anche “naturale”) vi sono degli impatti ambientali che non ci sono – o sono ridotti - quando lo stesso rifiuto viene riciclato (per non dire di  una seria valutazione della filiera complessiva a partire dagli allevamenti intensivi e all’elevato consumo di carne nei paesi occidentali).

•  Durante il programma poi non è stata fornita alcuna informazione sul fatto che i sottoprodotti animali hanno avuto una particolare attenzione dalle istituzioni europee a partire della crisi dovuta al “morbo della mucca pazza” (BSE). Sono suddivisi in 3 categorie e la 1 è quella a maggior rischio di contaminazione proprio in quanto comprende materiale sospetto  per BSE e pertanto, ove lo si voglia bruciare in “sicurezza”, deve essere incenerito in caldaie che raggiungano i 1.100°C (fino a pochi  anni fa solo inceneritori e cementifici potevano bruciare questi rifiuti), nonostante la Sanità Veterinaria consideri i 133° la temperatura in grado di inattivare il Prione della  BSE, lasciando poi il rifiuto alla sua gestione con i 1100° e in questo caso alla postcombustione dei fumi.

•  Purtroppo il 15 luglio 2014 (durante la Presidenza  UE dell’Italia), in contrasto con precedenti decisioni, la UE ha impropriamente deciso che i normali motori a combustione interna (tipo diesel per intenderci), in cui vengono raggiunte temperature relativamente basse, sono equiparabili a tali caldaie, creando quindi un potenziale ulteriore rischio per la salute umana in merito alla produzione di inquinanti. Su questa decisione sono in corso interrogazioni a Bruxelles e vari autorevoli funzionari hanno espresso seri dubbi al riguardo. •  Va segnalato che l’unico sistema per incrementare la temperatura e la sicurezza è quello di applicare a tali motori semplici un postcombustore che utilizza fonti fossili (es. metano), presente nella norma 592/2014 ed imposto dall’ENVI, ma questo determinerebbe un problema economico per i gestori di questi impianti: l’equiparazione ha l’unico obiettivo di rendere profittevole la moltiplicazione di piccoli  impianti alimentati a grassi animali senza curarsi dei maggiori impatti ambientali dovuti anche alle modalità della combustione.

•  Nel corso della trasmissione nessun accenno è stato fatto ai numerosi contaminanti provenienti dalla combustione dei sottoprodotti alimentari, incluse le diossine, sostanze presenti nella catena alimentare e nella filiera di trasformazione: basse temperature di combustione non le distruggono e favoriscono la formazione ex novo da altre sostanze chimiche precursori (cloro e sostanze organiche di tipo benzenico).

•  Questi impianti vengono presentati come progetti per “BIOMASSE, FONTI RINNOVABILI, SOTTOPRODOTTI”:  in realtà i grassi animali  spesso vanno

classificati come RIFIUTI  ,e se si vuole bruciare dei rifiuti lo si dovrebbe poter fare solo alle rigorose condizioni previste per gli inceneritori.

•  Spesso i rappresentanti del sistema lobbistico dei grassi citano come modelli quelli del Sud America nei quali la distinzione fra sottoprodotto e rifiuto non avviene. Dalle multinazionali della macellazione l’Europa viene additata come istituzione non aggiornata ai nuovi utilizzi dei sottoprodotti animali (di qualunque categoria), ad esempio in Europa non è permesso l’uso nei cosmetici di un grasso proveniente da uno scarto di macellazione classificato come rifiuto. Utile a questo proposito sarebbe stato parlare dell’operazione “oro colato” di Andria del Corpo Forestale dello Stato nel 2012, con oltre 60 avvisi di garanzia proprio per la trasformazione “cartacea” di rifiuti di categoria 1 (pericolosi) in categoria 3 (non pericolosi).

•  Report, parlando della Regione Emilia Romagna, non ha ricordato il fatto che si tratta di una delle regioni più inquinate d’Europa e moltiplicare gli impianti di questo tipo non si fa altro che peggiorare la qualità dell’aria e la salute dei suoi abitanti.

•  Perché fare apparire Bergamo e Modena come città che affrontano “burocraticamente” il problema quando invece sono i due enti che, nel dubbio interpretativo, hanno chiesto pareri ai Ministeri della Salute e dell’Ambiente? Avendo peraltro in risposta (circolare ministeriale del 2012) una nota in cui i grassi animali avviati a combustione erano da considerare come dei “rifiuti” in base alla legislazione vigente.

•  Nello stesso periodo la Regione Emilia Romagna ha emesso un documento chiarificatore in cui si definiscono i grassi di categoria 1 (i peggiori) quali sono ovvero rifiuti e non quali fonti rinnovabili o sottoprodotti e quindi non possono rientrare tra i “combustibili da biomasse” come invece affermato nella trasmissione? 

•  Perché neppure un accenno è stato fatto alle autorizzazioni non rilasciate grazie a comitati di cittadini che si sono opposti a questi progetti con il supporto di tecnici preparati, con motivazioni tecniche e ambientali ineccepibili?

 

In conclusione ci sembra sia stata data al programma una impostazione errata: l’obiettivo non era quello di discutere, sentendo diverse opinioni, sulle modalità di gestione di questi rifiuti particolari ma, aprioristicamente, sulla necessità e bontà di smaltire i grassi di scarto della lavorazione delle carni con la combustione (non controllata) in motori diesel. In questo caso, anche involontariamente, Report si  è accodato a chi specula su questi argomenti facendo passare la produzione energetica dai grassi animali come una attività positiva e rispettosa dell’ambiente quando in realtà quello che interessa sono solo i guadagni prevedibili grazie a incentivi immotivati, lasciando gli impatti ambientali e sanitari sulle popolazioni esposte.

Non dovrebbe essere sufficiente, per i redattori di Report, che queste lobbies siano così potenti da far modificare le norme anche in sede comunitaria per schierarsi acriticamente dalla parte degli speculatori.

Una trasmissione che ha fatto della cultura dell’approfondimento critico e della analisi dei fatti il proprio cavallo di battaglia e per questo è diventata il punto di riferimento di milioni di cittadini, si allinei, in questo caso, ai poteri forti dei “signori della combustione e incenerimento comunque e dovunque” non può che deluderci e spingerci a segnalare i fatti.

Non è colpa dei cittadini se il mercato è fermo e se i motori di quell’imprenditore sono spenti: le colpe sono da ricercare in quei funzionari delle Provincie e delle ASL che hanno dato pareri preventivi favorevoli agli imprenditori, dicendo che – in presenza di una normativa non chiara - era possibile comunque realizzare il progetto, quando la realtà è ben diversa e sconsiglia l’uso di questi scarti per ottenere energia.

Per questo chiediamo che si proceda ad adeguata rettifica o venga almeno dato spazio di replica sentendo tecnici e rappresentanti di comitati di diversa opinione.

Distinti saluti